INCIDENTI FERROVIARI

 

CREVALCORE   7.1.2005

 

 

Il bilancio finale è stato di:

17 morti e 80 feriti.

 

 

A sinistra le immagini dello scontro fra l’interregionale 2255 proveniente da Verona
e il merci 59308 proveniente dalla Sicilia
.

 

 

 

 

Morti i Macchinisti:

Debiase Vincenzo - anni 46 Dep. Locomotive di Bologna

Cuccinello Ciro - anni 43 Dep. Locomotive di Milano Smto

Abate Equizio Dep. Locomotive di Milano Smto
Il Capotreno.

Cinti Paolo del Dep. P.V. Bologna
E due manovratori che smontavano dal turno di servizio dalle stazioni limitrofe.

 

Prima ricostruzione ufficiosa dell'incidente:

il treno Interregionale 2255, proveniente da Verona per Bologna, dopo aver effettuato la fermata di San Felice sul Panaro ha cominciato la sua corsa verso Bologna.
A Bolognina, stazione chiusa al servizio viaggiatori, ma che svolge il ruolo di posto di blocco intermedio, l'IR avrebbe dovuto effettuare l'incrocio con un merci proveniente da Crevalcore, il quale è stato investito quando si trovava sugli scambi di ingresso della stazione di Bolognina ed era sul punto di entrare sul binario deviato .
Sono morti sul colpo il macchinista Vincenzo Debiase di Bologna, il capotreno dell'IR, i due macchinisti della CARGO e, al momento, 14 viaggiatori, tra cui un deviatore della Stazione di Poggio Rusco che smontava dalla mattina.
Alcuni tra gli 80 feriti sono in condizioni molto gravi e tra essi vi è anche un secondo deviatore, sempre della Stazione di Poggio Rusco.
Sulla zona gravava una nebbia fittissima, con 50 metri di visibilità. Il Capotreno aveva chiuso le ultime due vetture di coda dell'IR, visto che l'equipaggio era formato dal solo macchinista e il capotreno stesso. Ciò ha determinato l'affollamento delle 4 vetture rimanenti; fortunatamente non tutte le scuole avevano ripreso le lezioni, cosa che ha limitato in parte il numero dei viaggiatori coinvolti nel disastro.
Al momento dell'incidente sembra che sia il macchinista che il CT si trovassero  in cabina di guida sulla vettura pilota.
La linea Bologna-Verona è a semplice binario da S.Giovanni in Persiceto a Nogara e la ripetizione segnali è attiva solo nella tratta Nogara-Verona. Da oltre 30 anni sono in corso lavori per il raddoppio, ma la tecnologia ancora utilizzata per la circolazione è il Blocco Elettrico Manuale.
Appare evidente, anche da se la ricostruzione dei fatti è ancora da confermare ed è sottoposta all'analisi dei Magistrati e di una apposita commissione del Ministero dei Trasporti, che la presenza della ripetizione segnali avrebbe potuto evitare l'incidente e salvare tutte le vite delle persone coinvolte nel disastro.

Alcuni articoli sull’accaduto:

 

SCONTRO TRA UN INTERREGIONALE E UN MERCI, MOLTI MORTI

Lo scontro e' avvenuto poco prima delle 13 all'altezza della stazione Bolognina, in localita' Ronchi di Crevalcore, al confine tra la provincia di Bologna e quella di Modena tra un convoglio passeggeri (l'interregionale 2255 partito da Verona alle 11,40) ed uno merci. Due carrozze del treno passeggeri sono rimaste schiacciate e i pompieri stanno lavorando per liberare gli occupanti. Sul luogo dell'incidente grava una fitta nebbia che rende piu' difficoltosa l'opera dei soccorritori. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Pietro Lunardi, ha disposto la nomina di una commissione d'inchiesta.
 

Scontro treni: Orsa, carenze strutturali forse concausa

Le "gravi carenze strutturali" in merito alla sicurezza, "hanno avuto un importante ruolo nel determinare" il disastro ferroviario di Crevalcore "al punto da poter essere individuate come concausa". Lo scrive l'Orsa, il sindacato dei macchinisti, in un esposto "sulla sicurezza della linea ferroviaria Bologna-Verona" consegnato in mattinata alla Procura del capoluogo emiliano, che sta indagando sullo scontro fra treni nel bolognese che ha provocato 17 morti.

"Appare una grave omissione aver ignorato il fatto che sulla linea Bologna-Verona non sia stata introdotta alcuna nuova tecnologia di sicurezza - si legge nell'esposto di sette pagine - anzi è stata tolta definitivamente anche quella che c'era": Nell'atto, il cui deposito era stato annunciato qualche giorno fa, il sindacato sottolinea "alcuni aspetti fondamentali, utili per una corretta valutazione sia della dinamica che del contesto in cui tale evento si è verificato". E poi denuncia "le gravi carenze strutturali" in materia di sicurezza. Fra i punti viene ricordato lo spostamento della segnaletica avvenuto in diverse tratte, come nei pressi della stazione di Bolognina di Crevalcore, dove è avvenuta la tragedia: "siamo passati da 1.500 metri circa a poco più di 50 metri di distanza tra i due treni". Così, secondo l'Orsa, "non vi è più lo spazio di frenatura sufficiente per arrestare il treno prima di entrare in collisione con il treno che sta giungendo in stazione dalla direzione opposta, come è appunto accaduto il giorno 7 al treno 2255".

I macchinisti puntano il dito anche sulla rimozione della ripetizione segnali discontinua: "si configura come una grave omissione di strumenti di sicurezza, dal momento che nessuna altra tecnologia è stata installata in sua sostituzione". Sotto accusa anche il Vacma, "che altro non è che un temporizzatore che obbliga il macchinista a tenere pigiato un pedale per poi rilasciarlo prima che siano trascorsi 55 secondi, per tutto il tempo in cui rimane alla guida". Per i macchinisti "non è da escludere che il suo utilizzo abbia causato la distrazione nel momento cruciale per la visibilità del segnale, procurando un incremento dello stress e della fatica. L'utilizzo del Vacma - ha ribadito l'Orsa - è quindi una possibile concausa del disastro".

Nell'esposto si chiede alla Procura di Bologna di "prescrivere alla società Trenitalia il ripristino degli equipaggi a doppio macchinista, a cominciare dai treni percorrenti linee a semplice binario non attrezzate con blocco automatico a correnti codificate e la rimozione delle apparecchiature Vacma dai mezzi di trazione e la prescrizione a Rfi di abrogare le delibere relative alle norme sull'agente (unico macchinista, ndr) e sull'utilizzazione del Vacma. Nonché diredigire un piano di programmazione e finanziamento per completare l'installazione della ripetizione segnali continua sulle linee a doppio binario, per portare a termine il raddoppio delle linee a elevata intensità di circolazione e di introdurre l'Scmt (sistema di controllo marcia, ndr) sulle linee a semplice binario".

 L'incidente è avvenuto poco prima delle 13 in località Ronchi nei pressi di Crevalcore, in provincia di Bologna, probabilmente a causa della nebbia. Impatto frontale fra un treno interregionale ed un treno merci.

 

CREVALCORE (Bologna) - Ci sono diciassette morti sotto quell’irreale montagna di lamiere in cui paiono fusi i due treni, un’interregionale e un convoglio merci con putrelle di acciaio, che si sono scontrati poco prima delle 13 a pochi passi dalla stazione di Crevalcore, trenta chilometri da Bologna, sulla linea per Verona.
Lo schianto è avvenuto a pochi metri dalla piccola stazione di Bolognina, non presenziata, ma fondamentale per il traffico di una linea che, storicamente, è a binario unico. Proprio lì, infatti, a qualche metro da un passaggio a livello e da una casa cantoniera, c’è uno scambio che può portare un treno sul binario deviato, consentendo il passaggio dei convogli. Ed è su quello scambio che la Procura di Bologna - che ha aperto un fascicolo per disastro ferroviario colposo - partirà per capire la verità. Il tirante dello scambio è infatti visibilmente piegato. Secondo una prima ricostruzione fatta dagli investigatori, lo scambio sarebbe stato posizionato per consentire al treno merci di andare sul binario di deviata, ma sarebbe stato forzato dal passaggio del treno interregionale, che, invece, avrebbe dovuto aspettare. In base a questa ipotesi - che dovrà essere verificata dai rilievi e dalla consulenza tecnica già conferita dal Pm Enrico Cieri - in pratica grazie al binario di deviata i due treni si sarebbero potuti tranquillamente incrociare nei pressi della stazione Bolognina. Ma qualcosa è andato storto, forse un segnale non rispettato o un guasto tecnico: l’interregionale, per cause che sono comunque ancora da accertare, avrebbe così proseguito, forzando il tirante dello scambio e proseguendo per un centinaio di metri. Lì dove s’è scontrato e impennato contro il treno merci.
È spettrale l’immagine immersa nella nebbia, che per tutta la giornata non ha lasciato ai soccorritori più di 50 metri di visibilità. La locomotiva dell’interregionale è deragliata, mentre la prima carrozza passeggeri è stata sventrata: un pezzo è finito di lato, l’altro s’è invece arrampicato verso il cielo, per almeno cinque metri.
«C’è uno scambio danneggiato, lo avete visto - ha detto Cieri, arrivato sul posto insieme al Procuratore capo Enrico Di Nicola e all’aggiunto Luigi Persico - e questo significa che sicuramente c’è stato un convoglio che non ha rispettato i comandi sul transito. Bisogna capire perché è successo». Non sarà facile, pure perché nello scontro sono morti i tre macchinisti e il capotreno.
La magistratura ha, intanto, sequestrato tutti i dati sul transito nelle stazioni di San Felice Panaro, che precede il tratto dello scontro e Crevalcore, mentre si spera di trovare fra le lamiere le tracce tachigrafiche, cioè la registrazione dei dati sulla marcia dei treno. E, secondo le prime testimonianze, l’interregionale piano non andava. Inevitabile, a quel punto, il disastro. «Ho visto la parete della carrozza venire verso di me, le lamiere accartocciarsi e allora mi sono buttato a terra e mi è andata bene». Sono le prime parole - quando esce dal pronto soccorso dell’ospedale di San Giovanni in Persicelo - di Steve Djaumen, 28 anni, camerunense che studia medicina a Bologna, e che si trovava seduto nell’ultima poltrona della seconda carrozza: quella precedente è andata completamente distrutta. «Eravamo saliti con un mio amico a Mirandola (nel Modenese – n.d.r.) - ha raccontato il ragazzo - e stavamo parlando quando siamo stati scaraventati in avanti contro la parete. L’ho vista piegarsi e accartocciarsi verso di me e allora mi sono buttato a terra». Dell’incidente, nessun preavviso: «Non ho sentito alcuna frenata, e stavamo viaggiando normalmente, mica a passo d’uomo». Salvatosi, ha pensato a uscire e a dare una mano ai feriti: «Le porte non si aprivano e allora siamo tornati indietro - ha aggiunto ancora - e ne abbiamo forzata una. Dalla carrozza davanti alla nostra, completamente distrutta, arrivavano urla di gente che chiedeva aiuto. Allora, anche perché studio medicina, ho cercato di rendermi utile. Dalle lamiere è uscita una ragazza con la faccia insanguinata e un’ altra ragazza ferita al volto». Ma di gente incastrata ce n’era tantissima: «Ci siamo arrampicati sul treno merci per arrivare in alto, perché un pezzo della carrozza sventrata si era alzata di alcuni metri. C’era un uomo infatti ed era incastrato, urlava, ma non siamo riusciti a tirarlo fuori». Tra i primi a portare i soccorsi ci sono stati anche gli operai del cantiere che si trova proprio a fianco ai binari: da un lato stanno costruendo una strada secondaria, mentre dall’altra sono in atto i lavori proprio per la messa a punto della seconda linea ferroviaria in una tratta dove ora il binario è unico. Un particolare, quest’ultimo, che ha scatenato le polemiche da parte di diversi esponenti politici e dei sindacati. «La linea è ancora a binario unico - hanno scritto i OrSA-Cgil-Cisl-Uil - e i lavori di raddoppio vanno avanti ormai da più di trent’anni senza che si riesca a capire quando e se termineranno».
Si lavora anche nella notte: ma all’opera, sotto le luci, ci sono oltre 200 vigili del fuoco venuti da mezza Italia, uomini del 118, tecnici delle ferrovie e forze dell’ordine. Ma, una mano, la danno un po’ tutti. Compreso un contadino che ha la casa nel campo a fianco ai binari: ed è il suo trattore che ha trainato le ambulanze fuori da quel pantano che è il campo e il cantiere a fianco della ferrovia. «Abito qui da una vita e il binario è sempre stato unico. Questi lavori ci sono da anni: speriamo li finiscano».
 

SCONTRO FRA TRENI SULLA BOLOGNA-VERONA, MORTI E FERITI

BOLOGNA -  Dall' ospedale Maggiore si erano levati due eliambulanze che pero' sono dovute rientrare a causa della nebbia che grava sul luogo dell' incidente.
Sul posto sono confluite diverse ambulanze e mezzi della protezione civile, anche per il trasbordo dei passeggeri. Non si conosce, per ora, la dinamica dell' incidente, ne' se la nebbia stessa abbia avuto un ruolo. I vigili del fuoco hanno gia' estratto sette cadaveri dai rottami dei convogli che si sono scontrati a Crevalcore.

Il treno passeggeri coinvolto nell'incidente e' partito dalla stazione di Verona Porta Nuova alle 11.39. ''I vagoni dell' interregionale - ha detto un militare - sono addossati l' uno all' altro, e man mano che i vigili del fuoco avanzano nel groviglio di lamiere, compaiono dei cadaveri e persone ferite, alcune anche in modo molto grave''. Nello scontro, la motrice del treno passeggeri e' completamente deragliata e una carrozza e' stata letteralmente sventrata dal treno merci che proveniva da Bologna. In pratica le lamiere dei due convogli sono come fuse tra loro, con il tetto della carrozza passeggeri divelta che se e' innalzato a diversi metri da terra, come fosse una piccola montagna. Il treno merci trasportava nei primi vagoni anche lunghe putrelle di ferro. Alcune di queste sono penetrate nel convoglio passeggeri accentuando la violenza dirompente dell' impatto.
I due treni si sono scontrati sulla linea a binario unico in un tratto in cui le rotaie attraversano un grande campo, reso pantano dall' umidita'. Nella zona c' e' una fittissima nebbia che non lascia piu' di 50 metri di visibilita'. Sulla strada secondaria che dista un centinaio di metri dalle rotaie sono arrivati decine di mezzi dei vigili del fuoco e ambulanze di Bologna soccorso e dei paesi vicini. Oltre duecento vigili del fuoco sono al lavoro sul luogo dell'incidente. Squadre di rinforzo con mezzi speciali per il taglio delle lamiere che, accartocciate, impediscono di raggiungere i feriti, sono confluite dai vari compartimenti del Veneto, della Lombardia e dell'Emilia Romagna. In arrivo anche i 'camion luci', mezzi che montano fari potenti che illuminano a giorno. ''Tra breve, infatti - spiegano i vigili del fuoco - il problema sara' quello di illuminare la scena del disastro per continuare il lavoro di salvataggio dei passeggeri''. In arrivo sul posto anche il capo dei vigili del fuoco, prefetto Mario Morcone.

Uno dei due treni coinvolti nello scontro avrebbe dovuto fermarsi qualche centinaio di metri prima, per consentire cosi' l' incrocio fra i due convogli: e' l' ipotesi principale sulla quale stanno lavorando gli investigatori.
 

Bologna, Ds: una tragedia annunciata

Il centrosinistra accusa: linea ferroviaria obsoleta, da anni si chiede il raddoppio, ad oggi ancora a binario unico

Lo scontro tra due treni sulla linea Bologna-Verona è, secondo l'opposizione, una tragedia annunciata. Esprimendo cordoglio per le numerose vittime, il centrosinistra pone l'accento sulla mancanza di misure di sicurezza e sul fatto che da anni si chiede il raddoppio della linea, ad oggi a binario unico. Il leader della Gad Romano Prodi si reca, intanto, sul luogo dell'incidente e commenta: ''Questo è il momento del dolore e basta''.

''Questa drammatica vicenda è ancora una volta conseguenza di una linea ferroviaria obsoleta e di un sistema non sicuro e più volte denunciato''. Lo ha detto la senatrice Ds, e presidente del comitato parenti vittime strage di Ustica, Daria Bonfietti.

Il coordinatore di Dl-Margherita dell'Emilia Romagna Marco Monari parla di ''un episodio gravissimo che ci lascia sconvolti''.

Per il senatore del Pdci Gianfranco Pagliarulo, ''occorre attendere i risultatidell'inchiesta ma si aprono subito drammatici interrogativi''.

Il responsabile trasporti di Rifondazione comunista Ugo Boghetta ricorda che ''la Bologna-Verona è una tratta internazionale ancora a binario unico'' e che ''sono anni che assieme alle istituzioni locali si sta cercando di ottenerne il raddoppio''.

I Verdi parlano di ''emergenza nazionale'' per quanto riguarda la sicurezza ferroviaria. ''Mentre si vendono sogni con ponti e mega opere -aggiunge il presidente Alfonso Pecoraro Scanio- si tagliano pesantemente i fondi per le linee, la sicurezza e il personale sulle tratte che servono quotidianamente milioni di cittadini''.

''La sicurezza è da sempre in cima ai pensieri della nostra commissione'', rassicura Angelo Sanza, capogruppo di Forza Italia in commissione Trasporti della Camera. Ricordando che il governo è da sempre impegnato ''nel richiamare l'azienda ferroviaria al massimo impegno nella garanzia della sicurezza del trasporto'', l'esponente azzurro ricorda ''il più volte denunciato deperimento del materiale rotabile e infrastrutturale in servizio per il trasporto regionale''. Andrea Gibelli, capogruppo della Lega in commissione Trasporti, accusa: ''Quello che gli amministratori (delle Ferrovie, ndr) dicono in commissione non corrisponde alla realtà''. Infatti, spiega, ''tanti sono gli incidenti che si sono succeduti in questi anni, ma non è ancora stato individuato un responsabile. Se in questo caso non avverà, sarò io stesso a riportare la questione in Parlamento'', conclude l'esponente della Lega.

Si dice d'accordo con Gibelli il capogruppo di An in commissione Trasporti, Marcello Meroi. ''Purtroppo esiste uno squilibrio tra quella che è la situazione reale, anche per quanto riguarda la sicurezza di alcuni tratti ferroviari regionali, e quello che invece appare dalle letture dei documenti e delle audizioni in commissione dei vertici delle Fs'', dice Meroi.

 

STRAGE SUI BINARI
 

BOLOGNA, 10 GENNAIO 2005 - «Non ci fermiamo e di certo non agiremo con semplicità o leggerezza. Lo assicuro alle famiglie delle vittime». Questa la promessa consegnata ieri sera ai taccuini dal procuratore capo Enrico Di Nicola davanti all’obitorio della Certosa, dove è appena stato in visita con il sindaco Sergio Cofferati e il sostituto Enrico Cieri.

I magistrati bolognesi sottolineano il concetto con tutti i possibili accenti e sfumature.«Come è successo, perché è successo — fa un attimo di pausa — come poteva non succedere». Degli interrogativi sgranati dal pm Cieri, titolare dell’inchiesta sul disastro di Crevalcore, è il terzo quello che indica la strada presa a tutta forza dalla procura. L’indagine, come avevano lasciato intendere gli investigatori fin da subito, dovrà andare ben oltre il semaforo rosso bruciato dall’interregionale 2255 che venerdì a Bolognina si è fuso contro il merci 59308.

Un abbraccio di ferraglia in cui sono rimaste stritolate diciassette persone, compreso il macchinista al quale le prime ricostruzioni hanno attribuito l’errore, lo stop mancato.L’inchiesta per disastro ferroviario colposo e omicidio colposo plurimo è alle prime battute ma il pm, regolarmente in ufficio anche la domenica mattina, spinge sul pedale della macchina investigativa consapevole del fatto che sono in molti ad attendere risposte in tempi brevi.

E in questo la sintonia col procuratore capo Di Nicola è totale. Va letto in questi termini anche l’invito a nominare consulenti di parte per l’autopsia sui corpi dei quattro ferrovieri in servizio sui due convogli della morte. Per tale esame è stato incaricato il medico legale Michele Romanelli; il consulente della procura potrà essere affiancato da quelli eventualmente designati da Trenitalia divisione Cargo, Rfi e dalle famiglie dei tre macchinisti e del capotreno.

Cioè, chiarisce la procura, «tutte le parti potenzialmente interessate all’inchiesta che resta per il momento a carico di ignoti». L’accertamento sarà infatti svolto con la formula dell’incidente probatorio, è un atto irripetibile e le conclusioni potranno confluire in un futuro e ancora ipotetico dibattimento. Nel quale non è ancora chiaro quale ruolo avrebbero le già citate «parti potenzialmente interessate».

Le quattro autopsie potrebbero concludersi entro martedì e solo allora le salme dei ferrovieri saranno messe a disposizione delle famiglie per la sepoltura; disposti dal magistrato anche gli esami tossicologici per accertare quali fossero le condizioni piscofisiche al momento del disastro.

Ma per tirare le conclusioni il dottor Romanelli chiederà almeno sessanta giorni, tempo tecnico necessario all’effettuazione di tutte le analisi. Formalizzato ieri anche l’incarico al professor Giorgio Diana, sul cui lavoro si baseranno le conclusioni della procura in merito alla dinamica del disastro, alle cause, alle responsabilità. Tutte le responsabilità.

Come ribadisce Di Nicola. «Saranno fatti accertamenti con la massima attenzione per chiarire il come e il perché dello scontro fra treni — afferma il capo della procura — e visto il decesso dei macchinisti, a maggior ragione dovranno essere approfonditi tutti gli aspetti dell’incidente». Oggi, con il rientro di Di Nicola a Bologna, verranno formulati i quesiti a cui dovrà rispondere il professor Diana. «Ho dato precise disposizioni — aggiunge il procuratore — Faremo tutte le domande necessarie e che noi riterremo più opportune. Andremo a fondo anche sui sistemi di sicurezza. Già ci sono tutti gli elementi per fare in modo che questa indagine giunga ad accertare la verità».

Dopo aver acquisito le scatole nere dei treni, le memorie elettroniche delle stazioni, le testimonianze di una decina di passeggeri, i tiranti e la scatola di manovra dello scambio danneggiato, gli investigatori stanno raccogliendo altro materiale. Entreranno nell’inchiesta anche i tabulati telefonici dei cellulari in uso ai ferrovieri, i fascicoli personali nei quali è trascritto il loro stato di servizio, le schede relative ai turni di lavoro effettuati, compresi eventuali straordinari. Tanti elementi per costruire una muraglia oltre la quale la verità non possa scappare.

 

indagini a tutto campo per stabilire la verità sul disastro ferroviario
* INCHIESTA Il procuratore Enirco de Nicola ai familiari delle vittime: 'I macchinisti sono morti ... a maggior ragione approfondiremo tutto'
* PERIZIA Nominato il tecnico che dovrà stabilire 'la dinamica e le responsabilità della sciagura'
* AUTOPSIE Disposti gli esami tossicologici per accertare le condizioni psicofisiche dei ferrovieri morti

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