La Rivarossi Spa è la prima e, per molti anni, più famosa ditta costruttrice di modellismo ferroviario in Italia.
Fondata nel 1945 da Alessandro Rossi, che rileva una fabbrica di commutatori elettrici di cui era già comproprietario Antonio Riva (uscito dalla società nel 1946). Gli inizi sono in un capannone di Albese (Como) ma già nel 1947 viene inaugurato lo stabilimento di Sagnino di Como, che sarà la sede definitiva fino al 2000.
In Europa segna il passaggio dal giocattolo al "modello", con maggiore attenzione alla riproduzione fedele e in scala dei treni. Questo anche in relazione alla nascita del Morop (1954) di cui Alessandro Rossi era consulente tecnico. Fino ad allora le marche europee Märklin, Trix, e Meccano producevano principalmente treni giocattolo, in latta e fusione di metallo. La scala faceva approssimativamente riferimento alla 00 inglese (1:76) ma senza ricercare la riduzione esatta. Rivarossi adotta fin dall'inizio lo scartamento H0, in uso in America e già definito da norme tecniche (NMRA). Però mentre per i rotabili destinati al mercato USA adotta anche la riduzione corretta H0 (1:87), per i rotabili italiani mantiene per molti anni una scala di riduzione ibrida di 1:80 (con scartamento in 1:87).
Nel 1946 viene presentato il primo modello, l'automotrice elettrica E2002 delle Ferrovie Nord Milano e nello stesso anno la ditta espone alla Fiera Campionaria di Milano, la prima del dopoguerra.
Nel 1954 esce il modello della locomotiva gruppo 835 delle Ferrovie dello Stato, una piccola locomotiva da manovra allora diffusissima e molto nota agli appassionati di ferrovie. Il modello è molto ben fatto e segna l'inizio del successo per la ditta lariana. Nel 1957 realizza un'importante fornitura di materiale rotabile in scala H0 per l'americana Lionel, una delle prime e più importanti ditte del settore e allora la più grande industria di giocattoli al mondo. Lionel produceva solo in scala zero e per entrare rapidamente nel mercato della scala H0 si affidò alla produzione Rivarossi.
Alla fine degli anni sessanta si affianca la produzione di treni elettrici nelle scale 0 (zero 1:45) - fino al 1988 – e N (1:160) iniziata nel 1968 in collaborazione con l’americana ATLAS e proseguita autonomamente fino al 1993, poi assieme alla Lima e dal 1996 con anche l'Arnold.
Per quasi 60 anni produce modelli ad altissimo livello, con una forte e radicata presenza su tutti i principali mercati mondiali.
Nel 1984 Alessandro Rossi lascia le cariche sociali e subentra una nuova gestione (Rivarossi Nuova Gestione). Nel 1990 cambia nuovamente l'assetto societario ed inizia una fase di acquisizioni di ditte concorrenti. Nel 1992 viene acquisita la Lima, a cui seguono la tedesca Arnold e la francese Jouef. Nel 2000 nuovo assetto societario, con una curiosa alchimia finanziaria viene creata la Lima SpA con sede a Brescia e la Rivarossi diventa ora una divisione della ditta che otto anni prima aveva acquisito. Chiude lo storico stabilimento di Como (in località Sagnino), come quelli di Champagnole (Jouef) e Muhlhausen (Arnold) e la produzione viene spostata nello stabilimento Lima a Isola Vicentina. Nel settembre 2004, dopo alcuni anni di vicissitudini gestionali e finanziarie, il gruppo cessa le attività e viene successivamente acquisito per 8.000.000 di euro dall’inglese Hornby (altra storica marca del settore), che continua a produrre col marchio Rivarossi, ma in Cina. Il comunicato di Hornby relativo all'acquisizione del Gruppo Lima comprendente i marchi Rivarossi, Lima, Jouef, Arnold, Pocher è del 16 dicembre 2004.
La sede di Como ospitava una vastissima raccolta di modelli costruiti dalle principali ditte del settore italiane e straniere. Dopo la chiusura dello stabilimento è stata trasferita prima a Vicenza e poi presso la sede della Hornby nel Regno Unito in attesa di essere riordinata ed esposta.[1]
Da interviste al personale pubblicate dalla stampa specializzata e d'informazione si sa che gli archivi interni sarebbero stati, almeno in parte, distrutti.[2]
Nei mesi di aprile e maggio 2008 lo storico stabilimento di Sagnino, in via Pio XI (già via Conciliazione), viene demolito per fare spazio a nuovi edifici che ospiteranno abitazioni e spazi commerciali. Costruito nel 1947 dall'Impresa Mario Faverio di Como, la struttura era in disuso dall'anno 2000.
Fra le innovazioni principali l'utilizzo di materiali plastici, bakelite inizialmente e poi polistirolo, per le carrozzerie dei modelli, fino ad allora in metallo, l’introduzione in Europa del sistema in corrente continua a due rotaie, motori di alta qualità con trasmissione con vite senza fine. Tecniche poi adottate da quasi tutti i costruttori del settore.
La produzione si è incentrata principalmente su rotabili italiani, statunitensi e tedeschi. Innumerevoli sono stati i modelli significativi. Da ricordare tra quelli USA la grande Big Boy in produzione dal 1967, mai uscita dal catalogo e prodotta in quasi un milione di esemplari, secondo la testimonianza di Alessandro Rossi e la 0-4-0T Dockside tipo C16 Baltimore & Ohio prodotta dal 1948 al 1977, prima locomotiva americana realizzata da Rivarossi. Tra le italiane primo cavallo di battaglia fu la Gr 835 a vapore, mentre straordinaria fu la serie delle elettriche 428. Tra le tedesche si segnala la Mallet BR 98 e le Mallet BR 96.
Interessante anche la produzione di accessori iniziata fin dagli anni cinquanta, quali stazioni ed edifici ferroviari, semafori e sistemi di comando della circolazione dei convogli.
In collaborazione con la Pocher, altra importante ditta italiana del settore, che verrà acquisita da Rivarossi negli anni sessanta, inizia la produzione di autovetture in scala 1:8, anche queste ai vertici del modellismo mondiale.